|
Os meus poemas, sei, serão errantes,
como fui, quando vivo
e terão rosto, a matrícula
de nascimento, a lisa,
aventurosa juventude
dos meus dias felizes.
E seguirão no pó, ou entre
os cereais, que meu povo cultiva,
no cesto de avelas, ou com o pão
ardente e fresco. Acompanharão
os solitários na sacola
de auroras, irão com os
que se amam. Porejantes
no trabalho, com o ferreiro,
no descanso da fábrica,
ou com a moça espojada
sobre a grama, por entre
os cinamomos. Quero
os meus poemas, junto
aos que sofrem ou tentam
respirar a nova vida
do homem. E sejam sal
e não serão pisados.
Salvo se em parreiras forem,
uvas no lagar dos países.
Mas não quero divisas ou pedágios,
para a sua entrada, entre
os que vivem. E levados
pelo espírito, libertos
sejam na palavra.
E até de mim, que os trouxe
para a escrita. Pois foram
se escrevendo com esta tinta
das coisas infinitas.
E não cabem nas tíbias
bibliotecas, se não forem
trilhados com ardor
de quem os leia na vereda
secreta da centelha,
ou do peixe na água.
E falem da minha intimidade
com a nuvem das sementes.
E que me sobrevivam.
|
Saranno nomadi, lo so, le mie poesie
come son stato io, da vivo
e avranno un volto, l’atto
di nascita, la semplice,
avventurosa giovinezza
dei miei tempi felici.
E avanzeranno nella polvere, o tra
le granaglie, che il mio popolo coltiva,
nel cestello delle nocciole, o col pane
ben caldo e fresco. Scorteranno
i solitari nel loro zaino colmo
d’aurore, cammineranno con quelli
che si amano. Sfacchineranno
al lavoro, con il fabbro,
nella pausa della fabbrica,
o staranno con la ragazza coricata
nell'erba, in mezzo
ai cinnamomi. Voglio che
le mie poesie stiano accanto
a chi soffre o cerca
di respirare la nuova vita
dell'uomo. E voglio che siano sale,
e non vengano calpestate.
A meno che siano vitigni,
uve nel torchio dei villaggi.
Però non voglio confini o pedaggi,
per la loro entrata, tra
quelli che vivono. E che siano
guidate dallo spirito, e siano
liberate nella parola.
E libere anche da me, che le ho espresse
in scrittura. Giacché son state
scritte con l’inchiostro
delle cose infinite.
E non avranno posto nelle spente
biblioteche, se non saranno
soppesate con il fervore
di chi le legga sulla segreta
scia della favilla,
o del pesce in acqua.
E parlino della mia confidenza
con la nube delle sementi.
E che mi sopravvivano.
|