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Minha voz se chamava Carlos
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La mia voce si chiamava Carlos
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Minha voz se chamava Carlos
mas não tinha serventia alguma. Era Carlos de vez em quando. E um Luiz obscuro adormecia na poltrona de tevê, enquanto minha voz andava de calça listrada e se comportava na sala com suntuosa altivez. Minha voz se chamava Carlos no café mas quando súbito ia pela escada, surpreendia-se não era mais Carlos - eram seus comparsas e eles ficavam eternos de repente, com a equivalência ao sonho na sua maior altura. Depois Carlos se hospedava em Carlos e o caos se agitava intruso na criação. |
La mia voce si chiamava Carlos
ma proprio a nulla serviva. Era Carlos di tanto in tanto. E un oscuro Luiz si appisolava sulla poltrona davanti alla tivù, mentre la mia voce indossava pantaloni gessati e si comportava in sala con pomposo sussiego. La mia voce si chiamava Carlos al caffè ma quando d’un tratto saliva la scala si stupiva non era più Carlos - erano i suoi figuranti e loro rimanevano eterni all'improvviso, con l'equivalenza al sogno al suo apice assoluto. E dopo Carlos si rifugiava in Carlos e il caos si agitava da intruso nella creazione. |
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| Ibere Camargo Ritratto di Carlos Nejar (1975) |

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