Vem do largo…



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Vem do largo…
Viene da lungi…


Vem do largo, vem do mar, o vento longo,
Vem pôr cadências no teu cabelo,
O vento largo, o vento longo.
Entanto, o silêncio exíguo,
A luz sulfurosa num voo sucinto,
O céu incipiente, os rudimentos da manhã.
O que respiro não é livre.
O que chega já não é o mundo.
Aqui e agora imóveis – no preciso instante,
No ápice da agonia, que vem do fundo,
De um mar afogado num signo.
Viene da lungi, viene dal mare, il vento lungo,
Viene a dar ritmo ai tuoi capelli,
Il vento largo, il vento lungo.
Ma intanto, l’esiguo silenzio,
La luce sulfurea in un volo conciso,
Il cielo incipiente, gli albori del giorno.
Quel che respiro non è libero.
Quel che arriva non è già più il mondo.
Qui e ora immobili – nell’esatto momento,
Al culmine dell’agonia, che risale dal fondo
D’un mare annegato in un simbolo.
________________

Guillermo Gómez Gil
Alba (1920)
...

Gazel para a sílaba sonhada


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Livro de Gazéis (1984) »»
 
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Gazel para a sílaba sonhada
Gazhal per la sillaba sognata


Ao te dizer amor, dizia árvore
e desenhava alguma palavra.
O amor que crescia vegetal
na tua alma era a sílaba sonhada.

Ao te dizer memória, quis o amor
que fosse planura desenhada.
E morte não a disse porque, amada
a árvore cumpriu-se no que sou.

Teu nome sobre a folha:
era lenta gota de água.
Mas a sombra quem a terminava?
Per dirti amore, dicevo albero
e tracciavo qualche parola.
L’amore che cresceva vegetale
nella tua anima era la sillaba sognata.

Per dirti memoria, l’amore voleva
che fosse una pianura disegnata.
E morte non l’ho detta perché, amata,
l’albero s’è avverato in ciò che sono.

Il tuo nome sulla pagina:
era una lenta goccia d’acqua.
Ma l’ombra chi l’avrebbe finita?
________________

Gustav Klimt
Albero di melo - II (1912)
...

Gazel da Paciente Espera


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Gazel da Paciente Espera
Gazhal della paziente attesa


  Para Regina Célia Colónia

Quanto te esperei
nas portas do dia
e te esperei
quando a terra nascia:
o espírito metáfora
boiava.

E te esperava
mas nenhuma nebulosa
te envolvia e nenhum
peixe era tu e nenhuma
circular água apascentava
esta maternidade.

Te esperava
e o dia voltava
e vinha
e nas portas
o relógio de sinais
rangia.

E te esperava,
ave lua
ovelha de tuas mãos
a noite.
Te esperava
porque as palavras
as palavras
batem à porta
e se abrem.

E te esperarei
a vida repleta
e a morte.

Depois na eternidade
recomeço.
  Per Regina Célia Colónia

Quanto t’aspettai
alle soglie del giorno
e t’aspettai
mentre la terra nasceva:
lo spirito metafora
fluttuava.

E t’aspettavo
ma nessuna nebulosa
t’avvolgeva e nessun
pesce eri tu e nessuna
acqua ti cingeva alimentando
questa maternità.

T’aspettavo
e il giorno andava
e veniva
e sulle porte
l’orologio di segnali
strideva.

E t’aspettavo,
uccello luna
pecora per le tue mani
di notte.
T’aspettavo
perché le parole
le parole
bussano alla porta
e si aprono.

E t’aspetterò
per tutta la vita
e la morte.

Poi nell'eternità
io ricomincio.
________________

Philippe Charles Jacquet
Il padre (2015)
...

Sem revolver o fogo


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Sem revolver o fogo
Senza soffiare sul fuoco


1
Escrever a dor
sem revolver o fogo,
a envelhecida cinza.

O que pode o amor
com os dons aprisionados?

Escrever
a ferocidade das coisas.


2
Era preciso
limo e pedra
para te ver.

Escrever a dor,
Abandonar
minha guitarra
o sol.

Um homem não respira
sem o mundo à soleira.
1
Scrivere del dolore
senza soffiare sul fuoco,
la cenere smorzata.

Che mai può fare l’amore
dei suoi doni incartati?

Scrivere
della ferocia delle cose.


2
Ci sono voluti
fango e pietra
per poterti vedere.

Scrivere del dolore,
Abbandonare
la mia chitarra
il sole.

Un uomo non respira
senza il mondo alla soglia.
________________

Carla Accardi
Rossonero (1991)
...

Ritual


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Ritual
Rituale


    A Fabrício

Sabias que as minhas roupas
conservavam a epiderme
de meu sonho
e estavam ali,
não viajavam comigo,
estavam ali,
guardiãs da primavera
na gaveta
de um retorno pródigo
ao pai inconsolável.
Sabias, filho,
e conversavas longamente
com as roupas,
conversavas entardeceres muitos
com minha longa ausência.

Havia rumor nelas:
peixes num aquário
de flanela e linho.
Um subterrâneo ritmo
as removia.
O mundo vegetal e animal
eram rabiscos
no embaralhar
ocioso das sombras.
O que procuravas
entre as roupas:
algum amor banido,
a lágrima, o instinto
de me sobreviver?
    A Fabrício

Tu sapevi che i miei abiti
mantenevano l'epidermide
del mio sogno
e restavano lì,
non partivano con me,
restavano lì,
guardiani della primavera
dentro il cassetto
di un ritorno prodigo
al padre inconsolabile.
Tu lo sapevi, figlio mio,
e parlavi lungamente
con gli abiti,
parlavi spesso verso sera
con la mia lunga assenza.

In essi c’era un fruscio:
pesci dentro un acquario
di flanella e di lino.
Un ritmo ipogeo
li scuoteva.
Il mondo vegetale e animale
erano ghirigori
nell’ozioso viavai
delle ombre.
Che cosa cercavi
in mezzo agli abiti:
un amore respinto,
la lacrima, l'istinto
di sopravvivermi?
________________

Giacomo Balla
Abiti futuristi (1914)
...

Os fuzilados de Goya


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Os fuzilados de Goya
I fucilati di Goya


Morremos
mas não abrimos mão
do que sonhando,
é mais do que estar vivo,
é ter vivido
o último percalço
do equilíbrio.

Os homens não toleram
a consciência, nem
se toleram como feras.
E se à luz não se apegam,
são mais tristes, duros,
solitários. Gorjeando
contra o frio, os ledos
ossos.

Morremos. Onde é alma,
sobrevive. E toda a eternidade
é ver o instante
que as armas nos apontam
com seu fogo.

E mais que a pontaria,
o grito enorme,
como flores caladas
junto aos olhos.
São pálpebras que falam
o seu ódio.

O pelotão explode
e nós olhamos na cara
o vosso susto, a morte
que nos dais, o sonho
florescendo igual a um campo,
onde fuzis plantados
se levantam.

E esta porta
aberta
sobre a morte.
Moriamo
però non rinunciamo
a quel ch’è il nostro sogno,
che è più che essere vivi,
è aver sorpassato
l’ultimo intralcio
all’equilibrio.

Gli uomini non tollerano
la coscienza, ma neppure
tollerano sé stessi come bestie.
E se non s’aggrappano alla luce,
sono più tristi, più duri,
più solinghi. Gorgheggiano
contro il freddo, le liete
ossa.

Noi moriamo. Ma dove c’è un’anima,
essa sopravvive. E tutta l’eternità
sta nel veder l’istante
in cui le armi ci puntano contro
con il loro fuoco.

E più che le armi puntate,
il grido enorme,
come taciti fiori
vicino agli occhi.
Sono palpebre che esprimono
il proprio odio.

Il plotone esplode
e noi vi leggiamo in faccia
lo spavento, la morte
che ci date, il sogno
che fiorisce come un campo,
da cui fucili piantati
si sollevano.

E questa porta
aperta
sopra la morte.
________________

Goya
El tres de Mayo (1813)
...

O cego da guitarra (Goya)


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O cego da guitarra (Goya)
Il cieco con la chitarra (Goya)


Cego com os olhos
e morto. Cegos
os ouvidos. Cegos os olhos
de remota lembrança.
Nariz adunco e morto.
Chapéu entornado
E morto. Sob a capa,
Mortalha. Morto
morto morto.

Mas a guitarra
salta, a guitarra
letrada e casta
jorra a alegria
de um povo
em torno.

A guitarra é o cego.
A guitarra é o cego.
A guitarra tem os olhos
acesos.
Cieco con gli occhi
e morto. Ciechi
gli orecchi. Ciechi gli occhi
di remota memoria.
Naso aquilino e morto.
Cappello schiacciato
E morto. Sotto la cappa,
Sudario. Morto
morto morto.

Ma la chitarra
salta, la chitarra
colta e casta
diffonde la gioia
della gente
intorno.

La chitarra è il cieco.
La chitarra è il cieco.
La chitarra ha gli occhi
ardenti.
________________

Goya
Il cieco con la chitarra (1778)
...

Minha voz se chamava Carlos


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Minha voz se chamava Carlos
La mia voce si chiamava Carlos


Minha voz se chamava Carlos
mas não tinha serventia alguma.
Era Carlos de vez em quando.

E um Luiz obscuro adormecia
na poltrona de tevê,
enquanto minha voz
andava de calça listrada
e se comportava na sala
com suntuosa altivez.

Minha voz se chamava Carlos
no café
mas quando súbito
ia pela escada,
surpreendia-se
não era mais Carlos
- eram seus comparsas
e eles ficavam eternos
de repente,
com a equivalência ao sonho
na sua maior altura.

Depois Carlos se hospedava
em Carlos e o caos se agitava intruso
na criação.
La mia voce si chiamava Carlos
ma proprio a nulla serviva.
Era Carlos di tanto in tanto.

E un oscuro Luiz si appisolava
sulla poltrona davanti alla tivù,
mentre la mia voce
indossava pantaloni gessati
e si comportava in sala
con pomposo sussiego.

La mia voce si chiamava Carlos
al caffè
ma quando d’un tratto
saliva la scala
si stupiva
non era più Carlos
- erano i suoi figuranti
e loro rimanevano eterni
all'improvviso,
con l'equivalenza al sogno
al suo apice assoluto.

E dopo Carlos si rifugiava
in Carlos e il caos si agitava da intruso
nella creazione.
________________

Ibere Camargo
Ritratto di Carlos Nejar (1975)
...

Entre as cinzas


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Entre as cinzas
Fra le ceneri


Confesso às formigas
as cruas penas e elas
na terra da noite lerda
serão futuras amigas

e confidentes. Meu corpo
poderá falar as ternas
coisas que nos ignoram.
Só falarei com meu corpo,

que a alma estará longe.
E as formigas não precisam
que alma exista. Cotovias
da escuridão, sabidas,

mínimas, deixam suas folhas
no formigueiro. Entre as cinzas,
o pó se encherá de falas.
E minha boca de formigas.
Confesso alle formiche
le mie dure pene ed esse
nella terra della notte lenta
saranno future amiche

e confidenti. Il mio corpo
saprà esprimere le dolci
cose che di noi ignorano.
Parlerò solo col mio corpo,

poiché l’anima sarà lontana.
E alle formiche non occorre
che l’anima esista. Allodole
dell’oscurità, esperte,

minime, lasciano le loro foglie
nel formicaio. Fra le ceneri,
la polvere si riempirà di voci.
E la mia bocca di formiche.
________________

Peter Kogler
Formiche (2002)
...

Companhia



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Companhia
Compagnia


Livro,
Companheiro de chuva,
De céu puro,
Quantas vezes segui o fio
Das horas nas tuas páginas.
Quantas vezes me li,
Te vi o meu reflexo;
O que eu abri do mundo.
 
Silente, vivo,
Lá está, tranquilo,
Aguardando-me,
Correr de regato ávido.
Libro,
Compagno di pioggia,
Di cielo puro,
Quante volte ho seguito il filo
Delle ore sulle tue pagine.
Quante volte ho letto di me,
In te ho visto il mio riflesso;
E mi si è aperto il mondo.
 
Silente, vivo,
Eccolo lì, mentre
Tranquillo attende,
Ch’io corra come rivo fremente.
________________

John Singer Sargent
Uomo che legge (1907)
...

A civilidade


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A civilidade
L’urbanità


O rinoceronte tem uma civilização sensata. Os
ossos preferíveis à barriga tenra, engomada.
O casco férreo, insensível. Suporta o chicote,
suporta a afronta, suporta a escravidão,
suporta,
suporta. Tem enxaquecas decerto. Numerais,
verbais. E tédio. Só os olhos se alçam. As
pálpebras parecem um
relógio de chuva
caindo; as patas são suavíssimas quando
não sufocam esta civilidade que os homens
exaltam. E o brasão de maviosa hierarquia
é o unicórnio, marca de Jacó , que ascendeu
da coxa à testa, o estrelo alucinante.
Fora do rinoceronte, o rinoceronte.
Fora da salvação, a salvação.
Fora do homem, o homem.
Il rinoceronte ha una cultura sensata. Le
ossa sono preferibili alla pancia tenera, inamidata.
La ferrea corazza, insensibile. Sopporta la sferza,
sopporta l’offesa, sopporta la schiavitù,
sopporta,
sopporta. Di certo soffre d’emicranie. Numerali,
verbali. E noia. Solo gli occhi s’alzano. Le
palpebre sembrano un
orologio di pioggia
che cade; le zampe sono graziosissime quando
non soffocano questa urbanità che gli uomini
esaltano. E lo stemma della commovente gerarchia
è l’unicorno, emblema di Giacobbe, che ascese
dalla testa ai piedi, alla stella abbagliante.
Al di fuori del rinoceronte, il rinoceronte.
Al di fuori della salvezza, la salvezza.
Al di fuori dell’uomo, l’uomo.
________________

Masakazu Miyanaga
Omnis Habet Sua Dona Dies (2010)
...

A nuvem das sementes


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A nuvem das sementes
La nube delle sementi


Os meus poemas, sei, serão errantes,
como fui, quando vivo
e terão rosto, a matrícula
de nascimento, a lisa,
aventurosa juventude
dos meus dias felizes.
E seguirão no pó, ou entre
os cereais, que meu povo cultiva,
no cesto de avelas, ou com o pão
ardente e fresco. Acompanharão
os solitários na sacola
de auroras, irão com os
que se amam. Porejantes
no trabalho, com o ferreiro,
no descanso da fábrica,
ou com a moça espojada
sobre a grama, por entre
os cinamomos. Quero
os meus poemas, junto
aos que sofrem ou tentam
respirar a nova vida
do homem. E sejam sal
e não serão pisados.
Salvo se em parreiras forem,
uvas no lagar dos países.
Mas não quero divisas ou pedágios,
para a sua entrada, entre
os que vivem. E levados
pelo espírito, libertos
sejam na palavra.
E até de mim, que os trouxe
para a escrita. Pois foram
se escrevendo com esta tinta
das coisas infinitas.
E não cabem nas tíbias
bibliotecas, se não forem
trilhados com ardor
de quem os leia na vereda
secreta da centelha,
ou do peixe na água.
E falem da minha intimidade
com a nuvem das sementes.
E que me sobrevivam.
Saranno nomadi, lo so, le mie poesie
come son stato io, da vivo
e avranno un volto, l’atto
di nascita, la semplice,
avventurosa giovinezza
dei miei tempi felici.
E avanzeranno nella polvere, o tra
le granaglie, che il mio popolo coltiva,
nel cestello delle nocciole, o col pane
ben caldo e fresco. Scorteranno
i solitari nel loro zaino colmo
d’aurore, cammineranno con quelli
che si amano. Sfacchineranno
al lavoro, con il fabbro,
nella pausa della fabbrica,
o staranno con la ragazza coricata
nell'erba, in mezzo
ai cinnamomi. Voglio che
le mie poesie stiano accanto
a chi soffre o cerca
di respirare la nuova vita
dell'uomo. E voglio che siano sale,
e non vengano calpestate.
A meno che siano vitigni,
uve nel torchio dei villaggi.
Però non voglio confini o pedaggi,
per la loro entrata, tra
quelli che vivono. E che siano
guidate dallo spirito, e siano
liberate nella parola.
E libere anche da me, che le ho espresse
in scrittura. Giacché son state
scritte con l’inchiostro
delle cose infinite.
E non avranno posto nelle spente
biblioteche, se non saranno
soppesate con il fervore
di chi le legga sulla segreta
scia della favilla,
o del pesce in acqua.
E parlino della mia confidenza
con la nube delle sementi.
E che mi sopravvivano.
________________

Jennifer Guidi
Rainbow Orb 2 (2023)
...

A genealogia da palavra


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A genealogia da palavra
La genealogia della parola


Minha morte começa a madurecer
e depois vou comê-la como uma pêra, 
largando o caroço fora
e depois vai vir uma semente
com o mesmo nome
que vai crescer e amadurecer.
Mas já não é minha morte —
é surpresa da terra apenas —
descendência de uma morte futura.
Depois as gerações perdem de vista
a própria morte que aparece
como um fio de água no meio das pedras,
visível a um e outro profeta.

Mas nada abalará a espécie:
a vida também foi vista
como um fio de água no meio das pedras.
Só que não se podia distinguir
os fios e as águas que conversavam entre si,
sem preconceito.
E até moravam junto, vez e outra.

Depois, minha morte vai amadurecer de novo
mas não será da mesma natureza.
E aprenderei a falar com o mundo.

E o mundo vai amadurecer como uma pêra
e depois vai vir uma semente
com o mesmo nome.
Porém, já serei eterno.
La mia morte sta iniziando a maturare
e io poi la mangerò come una pera,
gettando via il torsolo
e poi spunterà un seme
con lo stesso nome
che crescerà e maturerà.
Ma già non si tratta più della mia morte —
non è che stupore per la terra —
progenie di una futura morte.
Poi le generazioni perdono di vista
la propria morte che sbuca
come un rivolo d’acqua fra i sassi,
visibile a questo e a quel profeta.

Ma niente turberà la specie:
anche la vita è stata vista
come un rivolo d’acqua fra i sassi.
Solo che non si potevano distinguere
i rivoli e le acque che chiacchieravano fra loro,
senza pregiudizi.
E talvolta abitavano addirittura insieme.

Dopo, la mia morte tornerà a maturare
ma non avrà la stessa natura.
E io apprenderò a parlare con il mondo.

E il mondo maturerà come una pera
e poi spunterà un seme
con lo stesso nome.
Io, però, sarò già eterno.
________________

Concetto Pozzati
Pera (1967)
...

Os mortos — eu os vi — na primavera


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O Chapéu das Estações (1978) »»
 
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Os mortos — eu os vi — na primavera
I morti — io li ho visti — in primavera


Os mortos — eu os vi — na primavera.
Ressurgiram dos corpos. Eu os vi.
A primavera começava neles
e terminava onde a alma estava.

Os mortos — eu os vi — iam descalços
na primavera, iam libertos.
Nada tolhia, nada separava
os pés das coisas vivas.

Os mortos — eu os vi — não tinham rosto
nem nome.  Eram muitos.
Num só se acrescentavam.
Eram muitos e vivos. Perguntei-lhes
por onde a primavera se alongava.

Os mortos — eu os vi — na primavera.
O sol dobrava neles os seus frutos.
O sol entrava neles. Eram larvas.
I morti — io li ho visti — in primavera.
Risuscitavano dai corpi. Io li ho visti.
La primavera aveva inizio in loro
e finiva dove l’anima si trovava.

I morti — io li ho visti — camminavano scalzi
in primavera, camminavano liberi.
Nulla ostacolava, nulla divideva
i piedi dalle cose viventi.

I morti — io li ho visti — erano senza volto
e senza nome. Erano tanti.
In un baleno s’accrescevano.
Erano tanti e vivi. Domandai loro
fin dove la primavera s’espandesse.

I morti — io li ho visti — in primavera.
Il sole duplicava in loro i suoi frutti.
Il sole penetrava in loro. Erano larve.
________________

Processione funebre
Tomba di Ramose (XIX dinastia - Ramses II)
...

A Idade


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A Idade
L'età


Falou e disse um pássaro,
dois sóis, uma pequena estrela.
Falou para que calássemos
e disse amor, penúria, brevidade.
E disse  disse  disse
a idade  da eternidade.
Si mise a parlare e disse un uccello,
due soli, una piccola stella.
Si mise a parlare perché noi tacessimo
e disse amore, carenza, brevità.
E disse disse  disse
l’età  dell’eternità.
________________

René Magritte
Il ritorno (1950)
...

Sabedoria


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Sabedoria
Sapienza


Nossa sabedoria é a dos rios.
Não temos outra.
Persistir. Ir com os rios,
onda a onda.

Os peixes cruzarão nossos rostos vazios.
Intactos passaremos sob a correnteza
feita por nós e o nosso desespero.
Passaremos límpidos.

E nos moveremos,
rio dentro do rio,
corpo dentro do corpo,
como antigos veleiros.
La nostra sapienza è quella dei fiumi.
Altra non ne abbiamo.
Perseverare. Andare coi fiumi,
di onda in onda.

Nei nostri volti cavi passeranno i pesci.
Supereremo indenni la corrente
scaturita da noi e dal nostro tormento.
Passeremo sereni.

E avanzeremo,
fiume nel fiume,
corpo nel corpo
come antichi navigli.
________________

Bernardo Bellotto
Ponte sul fiume Po (1745)
...

O Túnel


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O Túnel
Il Tunnel


Foi difícil. Foi
difícil habituar-me
a viver só no Túnel.
Esperava uma lâmpada
ou algo que de repente
iluminasse.

 Mas o Túnel
tinha suas preocupações,
metamorfoses.

E quando
se vive no Túnel,
um olha
para o outro
e só vê
o Túnel,
um esquece
ao outro
porque vê
o Túnel.
O imposto de renda,
os olhares lúbricos,
os lucros e perdas:
o túnel do Túnel.
È stato difficile. È stato
difficile farci l’abitudine
a vivere da solo nel Tunnel.
Aspettavo una lampada
o qualcosa che d’un tratto
facesse luce.

 Ma il Tunnel
aveva i suoi problemi,
metamorfosi.

E quando
si vive nel Tunnel,
uno guarda
l’altro
e non vede che
il Tunnel,
uno si scorda
dell’altro
perché vede
il Tunnel.
L’imposta sul reddito,
gli sguardi impudichi,
i profitti e le perdite:
il tunnel del Tunnel.
________________

George Jones
Il banchetto nel tunnel del Tamigi (1827)
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Nuvola degli autori (e alcune opere)

A. M. Pires Cabral (44) Adolfo Casais Monteiro (36) Adriane Garcia (40) Adão Ventura (41) Adélia Prado (40) Affonso Romano de Sant’Anna (41) Al Berto (38) Albano Martins (41) Alberto Pimenta (40) Alexandre O'Neill (29) Ana Cristina Cesar (39) Ana Elisa Ribeiro (40) Ana Hatherly (43) Ana Luísa Amaral (40) Ana Martins Marques (48) Antonio Brasileiro (41) Antonio Osorio (42) António Gedeão (37) António Ramos Rosa (39) Antônio Cícero (40) Augusto dos Anjos (50) Caio Fernando Abreu (40) Carlos Drummond de Andrade (43) Carlos Machado (113) Carlos Nejar (32) Casimiro de Brito (40) Cassiano Ricardo (40) Cecília Meireles (37) Conceição Evaristo (33) Daniel Faria (40) Dante Milano (33) David Mourão-Ferreira (40) Donizete Galvão (41) Eugénio de Andrade (34) Ferreira Gullar (40) Fiama Hasse Pais Brandão (38) Francisco Carvalho (40) Galeria (30) Gastão Cruz (40) Gilberto Nable (48) Hilda Hilst (41) Iacyr Anderson Freitas (41) Inês Lourenço (40) Jorge Sousa Braga (40) Jorge de Sena (40) José Eduardo Degrazia (40) José Gomes Ferreira (41) José Luís Peixoto (44) José Régio (41) José Saramago (40) José Tolentino de Mendonça (42) João Cabral de Melo Neto (44) João Guimarães Rosa (33) João Luís Barreto Guimarães (40) Luis Filipe Castro Mendes (40) Lêdo Ivo (33) Manoel de Barros (36) Manuel Alegre (41) Manuel António Pina (33) Manuel Bandeira (40) Manuel de Freitas (41) Marina Colasanti (38) Mario Quintana (38) Micheliny Verunschk (40) Miguel Torga (31) Murilo Mendes (32) Mário Cesariny (34) Narlan Matos (85) Nuno Júdice (32) Nuno Rocha Morais (527) Paulo Leminski (43) Pedro Mexia (40) Poemas Sociais (30) Poemas dos dias (29) Poesie inedite (336) Reinaldo Ferreira (40) Ronaldo Costa Fernandes (42) Rui Knopfli (43) Rui Pires Cabral (44) Ruy Belo (28) Ruy Espinheira Filho (43) Ruy Proença (48) Sophia de Mello Breyner Andresen (32) Thiago de Mello (38) Ultimos Poemas (103) Vasco Graça Moura (40) Vinícius de Moraes (34)