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• Maria José, nata in una famiglia di scienziati poco inclini alla poesia, avrebbe tuttavia intrapreso un percorso unico e originale con lo pseudonimo di «Adília Lopes», rompendo con tutte le convenzioni di questa disciplina.
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• Il suo stile, apparentemente familiare e ingenuo, è stato descritto come ricco di giochi di parole fonetici, di libere associazioni, di rime e di una profonda erudizione letteraria e scientifica. Temi quotidiani, domestici e femminili sono trattati con umorismo, autoironia, candore e crudezza. Cattolica devota, a volte permea i suoi scritti di religiosità e si definisce una «donna timida e piena di risorse» o una «religiosa poetessa barocca».
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• La maggior parte delle informazioni a nostra disposizione per quanto concerne la sua vita provengono dalle sue poesie, il cui contenuto è molto spesso autobiografico, e da interviste concesse ad alcuni giornali: «Nel 1966-1967 ho frequentato la prima elementare alla scuola del Sacro Cuore di Maria, un convento di Lisbona. Lì ho imparato a leggere e scrivere. La mia maestra era una suora, Suor Maria Antonieta, a cui volevo molto bene». «Fu durante l'infanzia che scoprii la letteratura, la magia dei libri. E del cinema». Ella studiò anche il francese e l'inglese.
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• «Mia madre e la mia nonna materna mi leggevano le avventure del Club des Cinq di Enid Blyton» mentre io preferivo «i libri della Contessa di Ségur che si trovavano nella biblioteca di mia madre: Les Malheurs de Sophie, Les Petites filles modèles, Les Vacances e Les Deux nigauds».
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• «A 10 anni, ho letto i racconti per ragazzi di Sophia de Mello Breyner Andresen. Questa scrittrice mi ha insegnato tutto». «A partire da queste letture, ho potuto poi scoprire i lirici greci, Rilke e Hölderlin».
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• «Ho letto molti libri di Marcel Proust, in francese, fin dall'età di 15 anni. Ed è grazie a lui che ho imparato tutto quel che so di letteratura. Alla fine della mia adolescenza, ho letto Ruy Belo e Sylvia Plath. È stato leggendo questi autori che ho cominciato a scrivere poesie, usando lo pseudonimo di Adília Lopes. Avevo già scritto dei testi tra i 10 e i 14 anni, ma ancora non avevo trovato la mia strada. Mi piaceva scrivere. E ottenevo ottimi risultati a scuola grazie ai miei scritti. I miei insegnanti di portoghese si congratulavano molto con me.»
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• Tuttavia, «a casa mia odiavano le persone eloquenti, le battute argute,… a nessuno piaceva la poesia. Ogni volta che qualcuno recitava una poesia in televisione, spegnevamo l'audio.». E assai spesso ricordava di aver avuto un'infanzia molto poco felice, segnata da malattie e dalla mancanza di contatti con altri bambini. Ella ci fa intuire una certa discordia familiare e parecchie incomprensioni con i suoi genitori. «Credo che le famiglie, in una casa ad alta entropia, siano luoghi in cui si soffre più che negli ospedali psichiatrici, nelle scuole, nelle prigioni. La nostra famiglia è sempre stata in bilico tra la sacra famiglia del presepe di Betlemme e la famiglia mafiosa siciliana».
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• Nel 1978 Marie José s’iscrisse alla Facoltà di Scienze di Lisbona per intraprendere gli studi di Fisica. Portò avanti questi studi per tre anni e alla fine li abbandonò su consiglio di un medico, dopo aver ricevuto una diagnosi di psicosi schizo-affettiva. «Nel 1981, sono sprofondata nella follia per la prima volta», riferisce in una delle sue cronistorie. «Da questo tuffo nel fondo della palude, nell'abisso, come se fossi Prometeo, un Prometeo che va a cercare il fuoco nelle profondità del fango, è nata Adília Lopes nel 1983». Maria José fece allora ritorno all’Università, questa volta per seguire i corsi di Lingue e Letterature Moderne, e per specializzarsi in Portoghese e Francese. Adília fece così la sua comparsa – e con lei, la poesia.
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• «Non mi piaceva il mio nome. Avevo dei problemi con i miei genitori e il mio vero nome, quello che figurava sulla mia carta d’identità, era quello dei miei genitori». «Avevo bisogno di un nome che mi rappresentasse e volevo che tutto ciò che compariva sulla copertina del mio libro lo rispecchiasse.». Inizialmente inviò alcune poesie alla rinomata casa editrice Assírio & Alvim, che ne pubblicò due sul suo Annuario dei poeti inediti del 1984. L'anno successivo, Adília pubblicò in proprio la sua prima raccolta Um jogo bastante perigoso. «Io credo che la letteratura sia una chaise longue, come lo era la pittura per Matisse. È il vero divano di Freud, in cretonne a fiorellini e non di cuoio nero come quello degli psicoanalisti che ho conosciuto io».
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• Nel 1986 fu pubblicata la sua opera più nota e tradotta, O Poeta de Pondichery, ispirata a un personaggio del romanzo di Diderot: 'Jacques il fatalista e il suo padrone'. Dopo aver conseguito la laurea in lingue, grazie a una borsa di studio dell'Istituto Nazionale per la Ricerca Scientifica, ella lavorò, sempre a Lisbona, presso il centro di linguistica al progetto PatRom, dedicato all'antroponimia nei paesi di lingua romanza, dal 1989 al 1992.
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• Dal 1987 al 1991, dopo l’uscita del suo quarto libro O marquês de Chamilly (Kabale und Liebe), avendo ricevuto sei rifiuti consecutivi, Adília decise di pubblicare a proprie spese Os 5 livros de versos salvaram o tio, con tiratura limitata a 250 copie e distribuito gratuitamente. Il libro riportava simbolicamente sulla copertina la data di pubblicazione del primo volume (1985), non più in bianco ma in rosa. A quella stessa data, ella partecipò anche agli incontri poetici di Sarajevo.
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• Dal 1992 al 1997, ella ritrovò il proprio ritmo abituale di pubblicazione, e nel 1995 si specializzò in scienze dell’Informazione, alla Facoltà di Lettere. Si occupò del lascito letterario di Fernando Pessoa, Vitorino Nemésio e José Blanc de Portugal (suo padrino).
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• Nel 1999, Adília ebbe il piacere di veder rappresentata dalla compagnia di teatro Sensurround una pièce basata su testi suoi: A Birra da Viva. Ma fu l’anno successivo che sarebbe stato decisivo. Pubblicò Obra che riuniva i suoi primi quindici libri. Questa raccolta era illustrata da Paula Rego che disse di lei: «Adília possiede uno spirito colmo di romanticismo e allo stesso tempo, un traboccante senso dell’assurdo e del comico».
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• Dopo questa pubblicazione, che sarebbe stata ristampata e ampliata cinque volte prima della sua morte con un nuovo titolo, Dobra, Adília ottenne un certo successo e apparve in diversi programmi televisivi, attirando l'attenzione della critica letteraria. Tuttavia, pur essendo finalmente riconosciuta, la sua situazione finanziaria rimase precaria, poiché Adília non aveva mai svolto altri lavori.
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• Nel 2004 si recò in Francia al CIPM (Centre International de Poésie de Marseille) in compagnia del poeta Henri Deluy per un seminario di traduzione. Poiché i successivi vent'anni sono scarsamente documentati online, lasceremo che sia Adília Lopez a parlare in prima persona:
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AUTORITRATTO
• «Adília Lopes e Maria José da Silva Viana Fidalgo de Oliveira sono un’unica persona. Sono io. Come un papavero è un papavero. E ancora molti altri nomi che io ignoro. Adília Lopes è l’acqua allo stato gassoso, Maria José è la medesima acqua allo stato solido. Io sono una donna, sono portoghese, sono di Lisbona, sono una poetessa, sono linguista (noi siamo tutto questo), sono una fisica, sono una bibliotecaria, sono una documentarista, sono miope, presto avrò 41 anni (sono nata il 20 aprile 1960), sono nubile, non ho figli, sono cattolica, ho gli occhi marrone, misuro 1,56 m, attualmente peso 80 kg, porto i capelli corti dal 1981, ho i capelli castano scuro con molti capelli grigi. Io sono… ecc.»
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RITUALI
• «Mi alzo molto presto. Aspetto che il lampione si spenga. È questione di secondi; bisogna essere vigili, e io lo sono. Annoto l'ora in un quaderno. L'ora varia durante l'anno. Questo piccolo gesto, questo piccolo piacere, questa abitudine è monastica; mi rassicura».
• «La mia poesia è un'epopea del quotidiano. Non è la scoperta della rotta marittima per l'India. È il sentiero che attraversa il corridoio di casa mia, tra il soggiorno dove scrivo e leggo, e la cucina. È domestica. È femminile».
• «È una questione di misticismo e vita monastica, in realtà. Un ideale cristiano è che tutta la vita divenga preghiera. A questo io tendo. Ma penso male degli altri, io sono così aggressiva, non tutto è rose e fiori»
• « La celebrazione del quotidiano nelle più piccole cose arricchisce la mia vita. Io non sono infelice e non m’annoio mai».
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UN HOTEL IN CASA
• «Un’amica mi ha regalato delle saponette, dei piccoli flaconi di shampoo e di lozioni, come quelli che regalano negli alberghi. Io li uso a casa mia, in bagno, come se mi trovassi in una stanza d’albergo. Allora, con queste saponette e questi flaconi, ho l'impressione d'essere in albergo senza lasciare la mia casa. Io non viaggio, non ho i mezzi per viaggiare e viaggiare non mi piace più»
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HISTOIRES DE SEXE
• «Durante la mia adolescenza, amavo leggere storie di sesso turpe come Nana di Zola o Le Dauphin di José Cardoso Pires. In fin dei conti, la storia della Redenzione comincia con un bacio turpe, il bacio di Giuda, che vale trenta denari. Con gli anni, sono diventata più lirica. La Resurrezione inizia con Maria Maddalena, una semplice prostituta. Oggi ammetto che un sexy shop mi attrae meno di una chiesa cattolica».
• «Dio non mi ha dato
un fidanzato
mi ha dato
il bianco martirio
di non averne affatto».
• «Oggigiorno, sembra che serva una muta da sub per fare l'amore. La gente pensa molto al sesso. E soffre molto quando non lo fa. Chi non pensa al sesso è dannato. Ma la gente fa l'amore e non è felice.»
• «Non sono mai stata a New York e mi piacerebbe andarci, ma non mi dispiace di dover morire senza esserci mai andata. E non ho neppure mai avuto un orgasmo, ma posso morire senza averne mai avuto uno. Non rimpiango nulla. Di certo, New York non vale un orgasmo. Un orgasmo, è molto più importante».
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IL SUO QUARTIERE & IL CAPITALISMO
• «Spero nella pace. Spero di vivere felicemente con le persone che amo. Non ho più intenzione di scrivere. Voglio dedicarmi alla contemplazione. Certo, bisogna che io lavori!
Amo tanto il Portogallo e il fatto d’esservi nata. Io non viaggio. Mi piace molto il quartiere in cui vivo a Lisbona. È ancora un quartiere gradevole per il momento. È un vecchio quartiere residenziale del centro di Lisbona. Ma si va degradando. Fino a poco tempo fa, nel mio quartiere potevo comprare sacchetti per aspirapolvere e cuscini su cui dormire. Ora, non è più possibile. I negozi che vendevano questi articoli essenziali sono spariti. È il capitalismo sfrenato in cui viviamo che distrugge ciò che è sano.
Non conosco molto del resto del paese. Rimango perlopiù nel mio quartiere perché è lì che mi piace vivere.
Ci sono le case del secolo XIX ricoperte di magnifiche piastrelle. Ci sono alberi di jacaranda.»
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COLEI & COLORO CHE L'ISPIRANO
• «Un’autrice che mi ha segnata è Agustina Bessa-Luís. Ho letto una quarantina dei suoi libri e ho imparato moltissimo da ognuno di essi. Ho imparato a osservare il mondo e a costruirmi delle difese. C'è un romanzo, "A Muralha" (Il muro), in cui un ragazzo, vittima d’un esaurimento nervoso, durante un interrogatorio da parte di uno psichiatra freudiano, si chiude nel silenzio. Quando a vent'anni mi sono imbattuto in un odioso psichiatra, anch'io mi sono chiusa nel silenzio. Avevo imparato da Gerson, il ragazzo di "A Muralha"»
• «I pensatori che m’ispirano sono Roland Barthes e, sempre di più, Alexandre Koyré (“vengo criticato per essere apparso in televisione mentre pesavo libri e parlavo di scarafaggi; eppure i biologi studiano gli scarafaggi e la chimica parte dall'uso delle bilance – so che se fossi apparso parlando di cloni, di DNA, di quanti e di relatività, il dibattito oggi sarebbe molto diverso”.). Roland Barthes et Alexandre Koyré sono degli eruditi. Tutte le volte che li leggo, imparo molte cose e imparo a pensare. Sono persone umili, che partono sempre dal nulla».
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IL COVID
• «Si tratta della quarantena relativa al coronavirus. Io non dovrei uscire di casa. Ho sessant’anni, soffro d’ipertensione e di diabete. Vivo sola. Non ho internet, non ho la televisione. Non ho nemmeno una lampada per leggere e scrivere. Ho pochissimo denaro. Ma sono felice. Ho un telefono portatile a pile che mi ha regalato un amico. Alle sedici, ascolto le trasmissioni «Pausa para dançar» et «Há cem anos» su Antena 2. Mi piacciono molto queste trasmissioni. Imparo molte cose, ascolto della bella musica».
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Il 30 dicembre 2024 la poetessa Adília Lopes si è spenta dopo una lunga malattia all’Ospedale Universitario di São José. È stata inumata nel Cemitério dos Prazeres di Lisbona.
• «Che cos’è la poesia? È l'amore. È ciò che dà sapore alla vita.
Una poesia è un testo, scritto o no. Testimonia che la poesia fa muovere il mondo; è una narrazione.
Il portoghese è la mia lingua materna»
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