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Talvez
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Forse
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Talvez o universo não exista.
Seja apenas a sombra fugitiva da idéia de um universo; ou talvez seja a perdida infância, o clarão de alguma inteligência subitânea. Sim, talvez não exista. Seja um medo de haver mais testemunhos, relações afetos exteriores ou temidos, ou mero espectador de algum incêndio havido e não sabido ou antecipado para que reste cinza, cinza e vão. Ou nada reste de um sistema, uma harmonia cósmica, o pavor de alguém nos assistir, estando ausente. Não existe universo, nem o dia ou a noite. Nós inventamos tudo, inventamos a nós mesmos e esquecemos a fórmula, o entrecho, inventando o esquecimento. Ou é invenção o pensamento, uma argúcia engendrada pelos deuses de se engendrarem juntos, nos pensando. Ou o universo seja apenas quando cessarmos de existir, desentocando o mistério maior, aquele plasma que rege a potestade, ou forma insone de se viver, morrido, com o corpo exilado num outro. O universo se compõe, se dormimos. Ele existe. Sobrevive tangível quando amamos ou tontos despertamos. O universo perturba, ferve nos corrói. E assoma. Continuará depois que sepultarmos essa comunicação, toda a vontade e a matéria restrita ou desatenta. E talvez o universo nos inventa. |
Forse l’universo non esiste.
Forse è solo l’ombra fuggitiva dell’idea di un universo; o forse è l’infanzia perduta, il lampo di qualche inattesa intelligenza. Sì, forse non esiste. Che sia il timore di trovare più testimonianze, relazioni affettive esterne o sospette, o d’essere semplice spettatore d’un incendio avvenuto e non risaputo o previsto sicché non resti che cenere, cenere e basta. O non resti nulla di un sistema, di un’armonia cosmica, il dubbio che qualcuno ci osservi, restando invisibile. Non esiste universo, né il giorno o la notte. Noi abbiamo inventato tutto, abbiamo inventato noi stessi e abbiamo scordato la formula, il metodo, inventando l’oblio. O è invenzione il pensiero, un’astuzia escogitata dagli dei per generare se stessi insieme, pensando a noi. Oppure l’universo esisterà solo quando cesseremo d’esistere, portando alla luce il più grande dei misteri, quel plasma che detiene il potere, ossia forma insonne di vivere, da morti, con il corpo esiliato in un altro. L'universo prende forma, se dormiamo. Esiste. Sopravvive tangibile quando amiamo o intontiti ci svegliamo. L’universo sconvolge, ribolle, ci consuma. Ed emerge. Continuerà dopo che avremo seppellito questa informazione, tutta la volontà e la materia limitata o disattenta. E forse è l’universo che c’inventa. |
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| Domenico Ghirlandaio San Girolamo nello studio (1480) |

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