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Soberania
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Superiorità
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Naquele dia, no meio do jantar, eu contei que
tentara pegar na bunda do vento — mas o rabo
do vento escorregava muito e eu não consegui
pegar. Eu teria sete anos. A mãe fez um sorriso
carinhoso para mim e não disse nada. Meus irmãos
deram gaitadas me gozando. O pai ficou preocupado
e disse que eu tivera um vareio da imaginação.
Mas que esses vareios acabariam com os estudos.
E me mandou estudar em livros. Eu vim. E logo li
alguns tomos havidos na biblioteca do Colégio.
E dei de estudar pra frente. Aprendi a teoria
das idéias e da razão pura. Especulei filósofos
e até cheguei aos eruditos. Aos homens de grande
saber. Achei que os eruditos nas suas altas
abstrações se esqueciam das coisas simples da
terra. Foi aí que encontrei Einstein (ele mesmo
— o Alberto Einstein). Que me ensinou esta frase:
A imaginação é mais importante do que o saber.
Fiquei alcandorado! E fiz uma brincadeira. Botei
um pouco de inocência na erudição. Deu certo. Meu
olho começou a ver de novo as pobres coisas do
chão mijadas de orvalho. E vi as borboletas. E
meditei sobre as borboletas. Vi que elas dominam
o mais leve sem precisar de ter motor nenhum no
corpo. (Essa engenharia de Deus!) E vi que elas
podem pousar nas flores e nas pedras sem magoar as
próprias asas. E vi que o homem não tem soberania
nem pra ser um bentevi.
tentara pegar na bunda do vento — mas o rabo
do vento escorregava muito e eu não consegui
pegar. Eu teria sete anos. A mãe fez um sorriso
carinhoso para mim e não disse nada. Meus irmãos
deram gaitadas me gozando. O pai ficou preocupado
e disse que eu tivera um vareio da imaginação.
Mas que esses vareios acabariam com os estudos.
E me mandou estudar em livros. Eu vim. E logo li
alguns tomos havidos na biblioteca do Colégio.
E dei de estudar pra frente. Aprendi a teoria
das idéias e da razão pura. Especulei filósofos
e até cheguei aos eruditos. Aos homens de grande
saber. Achei que os eruditos nas suas altas
abstrações se esqueciam das coisas simples da
terra. Foi aí que encontrei Einstein (ele mesmo
— o Alberto Einstein). Que me ensinou esta frase:
A imaginação é mais importante do que o saber.
Fiquei alcandorado! E fiz uma brincadeira. Botei
um pouco de inocência na erudição. Deu certo. Meu
olho começou a ver de novo as pobres coisas do
chão mijadas de orvalho. E vi as borboletas. E
meditei sobre as borboletas. Vi que elas dominam
o mais leve sem precisar de ter motor nenhum no
corpo. (Essa engenharia de Deus!) E vi que elas
podem pousar nas flores e nas pedras sem magoar as
próprias asas. E vi que o homem não tem soberania
nem pra ser um bentevi.
Quel giorno, nel mezzo della cena, io raccontai che
avevo tentato d’afferrare il sedere del vento — ma la coda
del vento era molto scivolosa e non ero riuscito
a prenderlo. Avevo sette anni. La mamma mi fece un sorriso
affettuoso e non disse nulla. I miei fratelli
scoppiarono a ridere canzonandomi. Il papà si preoccupò
e disse che avevo un delirio d’immaginazione.
Ma che questi deliri sarebbero finiti con lo studio.
E mi mandò a studiare sui libri. Io andai. E lessi subito
alcuni tomi conservati nella biblioteca della Scuola.
E mi decisi di andare avanti a studiare. Appresi la teoria
delle idee e della ragion pura. Approfondii i filosofi
e mi spinsi perfino agli eruditi. Agli uomini di grande
sapere. Ritenni che gli eruditi nelle loro sublimi
astrazioni trascuravano le cose semplici della
terra. Fu allora che incontrai Einstein (proprio lui
— Albert Einstein). Che m’insegnò questa frase:
L’immaginazione è più importante del sapere.
Rimasi infervorato! E feci un giochino. Introdussi
un po’ d’innocenza nell’erudizione. Funzionò. Il mio
occhio ricominciò a vedere le umili cose della
terra spruzzate di rugiada. E vidi le farfalle. E
meditai sulle farfalle. Vidi che loro padroneggiano
la massima levità senz’aver bisogno d’alcun motore nel
corpo. (Questa è l’ingegneria di Dio!) E vidi che erano
in grado di posarsi sui fiori e sulle pietre senza ferirsi
le ali. E vidi che l’uomo non ha neppure la capacità
d’essere un uccellino come il bentevi.
avevo tentato d’afferrare il sedere del vento — ma la coda
del vento era molto scivolosa e non ero riuscito
a prenderlo. Avevo sette anni. La mamma mi fece un sorriso
affettuoso e non disse nulla. I miei fratelli
scoppiarono a ridere canzonandomi. Il papà si preoccupò
e disse che avevo un delirio d’immaginazione.
Ma che questi deliri sarebbero finiti con lo studio.
E mi mandò a studiare sui libri. Io andai. E lessi subito
alcuni tomi conservati nella biblioteca della Scuola.
E mi decisi di andare avanti a studiare. Appresi la teoria
delle idee e della ragion pura. Approfondii i filosofi
e mi spinsi perfino agli eruditi. Agli uomini di grande
sapere. Ritenni che gli eruditi nelle loro sublimi
astrazioni trascuravano le cose semplici della
terra. Fu allora che incontrai Einstein (proprio lui
— Albert Einstein). Che m’insegnò questa frase:
L’immaginazione è più importante del sapere.
Rimasi infervorato! E feci un giochino. Introdussi
un po’ d’innocenza nell’erudizione. Funzionò. Il mio
occhio ricominciò a vedere le umili cose della
terra spruzzate di rugiada. E vidi le farfalle. E
meditai sulle farfalle. Vidi che loro padroneggiano
la massima levità senz’aver bisogno d’alcun motore nel
corpo. (Questa è l’ingegneria di Dio!) E vidi che erano
in grado di posarsi sui fiori e sulle pietre senza ferirsi
le ali. E vidi che l’uomo non ha neppure la capacità
d’essere un uccellino come il bentevi.
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José Francisco Borges Bentivi (1965) |
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