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Água de remanso
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Acqua stagnante
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Cismo o sereno silêncio:
sou: estou humanamente
em paz comigo: ternura.
Paz que dói, de tanta.
Mas orvalho. Em seu bojo
estou e vou, como sou.
Ternura: maneira funda,
cristalina do meu ser.
Água de remanso, mansa
brisa, luz de amanhecer.
Nunca é a mágoa mordendo.
Jamais a turva esquivança,
o apego ao cinzento, ao úmido,
a concha que aquece na alma
uma brasa de malogro.
É ter o gosto da vida,
amar o festivo, o claro,
é achar doçura nos lances
mais triviais de cada dia.
Pode também ser tristeza:
tranquilo na solidão macia.
Apaziguado comigo,
meu ser me sabe: e me finca
no fulcro vivo da vida.
Sou: estou e canto.
sou: estou humanamente
em paz comigo: ternura.
Paz que dói, de tanta.
Mas orvalho. Em seu bojo
estou e vou, como sou.
Ternura: maneira funda,
cristalina do meu ser.
Água de remanso, mansa
brisa, luz de amanhecer.
Nunca é a mágoa mordendo.
Jamais a turva esquivança,
o apego ao cinzento, ao úmido,
a concha que aquece na alma
uma brasa de malogro.
É ter o gosto da vida,
amar o festivo, o claro,
é achar doçura nos lances
mais triviais de cada dia.
Pode também ser tristeza:
tranquilo na solidão macia.
Apaziguado comigo,
meu ser me sabe: e me finca
no fulcro vivo da vida.
Sou: estou e canto.
Medito in quieto silenzio:
sono: sto umanamente
in pace con me: tenerezza.
Tanta è la pace, da far male.
Mi ci irroro. Nel suo grembo
vado e vengo, perché sono.
Tenerezza: maniera profonda,
cristallina del mio essere.
Acqua stagnante, dolce
brezza, luce d’aurora.
Non v’è mai ferita che duole.
Giammai v’è astioso disprezzo,
attitudine per il grigiore, per il freddo,
né conchiglia che accenda nell’anima
una scintilla di maleficio.
È sentire gusto per la vita,
amare ciò che dà gioia, e luce,
è provare diletto per i fatti
più banali d’ogni giorno.
Può anche esserci tristezza:
tranquillo nella mite solitudine.
Pacificato con me,
l’essere mio mi conosce: e mi trattiene
nel fulcro vivo della vita.
Sono: esisto e canto.
sono: sto umanamente
in pace con me: tenerezza.
Tanta è la pace, da far male.
Mi ci irroro. Nel suo grembo
vado e vengo, perché sono.
Tenerezza: maniera profonda,
cristallina del mio essere.
Acqua stagnante, dolce
brezza, luce d’aurora.
Non v’è mai ferita che duole.
Giammai v’è astioso disprezzo,
attitudine per il grigiore, per il freddo,
né conchiglia che accenda nell’anima
una scintilla di maleficio.
È sentire gusto per la vita,
amare ciò che dà gioia, e luce,
è provare diletto per i fatti
più banali d’ogni giorno.
Può anche esserci tristezza:
tranquillo nella mite solitudine.
Pacificato con me,
l’essere mio mi conosce: e mi trattiene
nel fulcro vivo della vita.
Sono: esisto e canto.
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Paul Gauguin Nave Nave Mahana (1896) |
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